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mercoledì 20 agosto 2008

Diario delle vacanze Uno: la new holiday di Stefano Benni seconda parte.

Nella foto: Mosca Piazza Rossa, Cattedrale di San Basilio da
http://www.nationalgeographic.com/

In questi giorni riceviamo notizie drammatiche dalla Ossezia, Georgia e Russia, il prepotente gigante ex sovietico ha inviato i carri armati in Ossezia, per sedare, dice il premier russo, le ribellioni di un manipolo di terroristi, come sempre dietro le parole ufficiali ci sono gli enormi interessi che gravitano sugli ultimi rimasugli di petrolio e gas ancora da sfruttare.

Ma torniamo ai libri, oggi c'è la seconda parte del racconto di Stefano Benni: Diario delle vacanze Uno: la new holiday, buona lettura.

Venerdi. Butta male. Papà ha sul naso un ponfo di zanzara che sembra un pandoro. Il nonno è andato in gita con quelli dello yacht cercando rocce da decapitare. La mamma e Karl sono sulla battigia che fanno una new gymnastics che secondo Karl si chiama tai-chi-wan-lu,secondo me si toccano di brutto. Sono arrivati anche cinquanta locali con radio a tutto volume, porchette e una impressionante batteria di fucili subacquei. Sono entrati in acqua e dopo un'ora avevano già colpito un pesce e due polpacci. Papà li ha severamente redarguiti, dicendo che non è giusto prendersela coi pesci che non possono difendersi. In quel momento ha messo il piede su un pesce -ragno. Adesso è nella tenda che rifiuta sdegnosamente l'ammoniaca, e il piede sembra uno scarpone da sci. Il nonno ha invitato gli amici dello yacht a una spaghettata sulla spiaggia, si sono ubriacati e hanno scherzosamente incendiato un ettaro di pineta. Mamma è andata a vedere la luna piena in canoa con Karl. Per fortuna papà dorme, se no dovrei fargli notare che sarà luna piena tra quindici giorni.

Sabato. Papà si è alzato, si è guardato il piede gonfio, ha ammazzato lo scarabeo con una zoccolata, ha bevuto tutte le birre del nonno e ha seminato le lattine sulla spiaggia. Qualcosa in lui era cambiato. Con la luce strana negli occhi, ha detto "smontiamo la tenda, si va via".Ha noleggiato un'auto a da tre ore guida smadonnando e sorpassando tutti dall'interno. fuma in continuazione e butta le cicche dal finestrino dicendo che lui i piromani li ammazzerebbe. Il nonno ha sei anfore fenice in valigia. Mamma fa dei sospironi non buddisti e consulta di nascosto una cartina di Amsterdam. Viaggiamo incolonnati verso destinazione ignota. La radio comunica emergenze sui fronti giustizia, incendi, trasporti, ozono, quadrupedi abbandonati e bipedi disoccupati, nonchè rischi per l'abbronzatura e la democrazia. E' lo stesso bollettino dell'anno scorso. Altrochè new Holidays, ci hanno rifilato un'estate usata.
Fine.

Pillola del giorno: Spaghettini ar tartufo... de li poveri

I

Si suo marito se lamenta spesso,
che lei in cucina se ripete troppo
è segno che va sempre de galoppo
e fa più presto un sugo che'n'espresso.

Ma cò 'sto piatto che je 'nsegno adesso,
pò superà benissimo l'intoppo;
je costerà un tantino, ma purtroppo,
bisogna spenne per avè successo.

Cotta la pasta: consumè d'arosto,
basilico, fettine de tartufo,
formaggio, pepe bianco e lei sta a posto.

E fino a che ammanisce 'sti piattini,
er maritino nun sarà mai stufo;
però ce vò più tempo e più quattrini.

II

Se li tartufi costeno un mijardo,
usi li funghi secchi, ce guadambia:
primo, perchè sur prezzo se sparambia
e poi perchè s'elimina l'azzardo.

Pè suo marito è un occhio de riguardo
che, certo, lo gradisce e lo ricambia,
e in fonno 'sto menù nun è che cambia...
perchè er fungo è un tartufo un pò bastardo.

Messe a bagno maria(ce vò un seconno)
cò sarvia, pepe bianco e poi più gnente...
ce viè 'na sarsa ch'è la fin der monno.

'Na sciccheria ar de sopra d'ogni critica,
perchè se digerisce facirmente
pure si se discute de politica.
Aldo Fabrizi.

martedì 19 agosto 2008

Diario delle vacanze Uno: la new holiday di Stefano Benni.


Di Stefano Benni Diario delle vacanze Uno: la new holiday.
Caro diario: siamo partiti per la vacanza. Da quando papà ha cominciato a leggere tutte quelle riviste sulle "new holiday", è diventato un altro. "Faremo le ferie evitando qualsiasi forma di adulterazione, inquinamento e danno della natura" ha detto. Non potevamo partire in auto, per via degli ingorghi e degli scarichi. Neanche con l'aereo, che inquina acusticamente e arrostisce nelle turbine centinaia di cicogne innocenti. Abbiamo scelto il treno.
Martedi. Il viaggio verso il mare è stato lungo. Siamo rimasti bloccati sotto la solita galleria, ma papà ha tirato fuori dalla supersacca ecologica quattro maschere antigas. Poi ci ha insegnato un tipo di respirazione rilassante che i medici tibetani usano quando restano bloccati in un treno italiano. Mentre gli altri si abbuffavano di salame e pecorino, noi ci siamo nutriti con delle deliziose tavolette di soia. Il nonno le ha rifiutate, dicendo che non aveva fame. A papà è venuto un sospetto, e ha scoperto che il nonno aveva un panino alla porchetta dentro la maschera. Siamo arrivati con sole nove ore di ritardo e abbiamo preso la coincidenza, un trenino a vapore. Papà ci ha spiegato che questi treni sono molto meno inquinanti dei moderni. In quel momento è entrata una nube di fuligine e quando siamo scesi sembravamo la nazionale del Camerun. Ma papà insisteva a dire che il carbone è sano. Mamma allora gli ha chiesto perchè tanti minatori sono morti di malattia. Papà ha risposto che parlando cosi si consegna il paese all'opposizione. Io volevo fare una domanda sul carbone della befana, ma ho capito che non era il caso.
Mercoledi. Siamo arrivati e abbiamo piantato la tenda. La spiaggia è deserta, a eccezione di un gruppo di nudisti olandesi che, secondo papà, sono creature che vivono soltanto in zone incontaminate. Papà si è messo a pescare con le mani perchè nel "new fishing" è scorretto affrontare i pesci con attrezzature quali, lenze, arpioni o fucili. Con le mani nude ha catturato un preservativo e mezza zampa di polpo. Poi lo abbiamo sentito gridare, ma non era un grido di trionfo: aveva preso un riccio. Si è medicato con una pomata naturale "new medicine", ma le bestemmie erano abbastanza vecchio stile. Il nonno intanto è tornato dal mercato con un dentice da un chilo, e si è messo ad arrostirlo. Papà gli ha chiesto come poteva piacergli quel pesce evidentemente surgelato e riciclato. Il nonno, che vota monarchico, si è messo a ridere. A sera, si è presentato il problema delle zanzare. Ucciderle è un danno all'ecosistema, ma pizzicano di brutto. Nonno proponeva di sterminarle con lo spray, la mamma di schiacciarle con un ammazzamosche, io, ancora più moderato, di catturarle e rieducarle. Mentre era in corso il dibattito, sono arrivate anche le formiche, le mosche e uno scarabeo con una palla di sterco di misura calcistica.
Giovedi. Sono state trovate dodici zanzare morte nei pressi del sacco a pelo del nonno. Lui dice di averle ammazzate ecologicamente a ciabattate, ma l'autopsia ha rivelato tracce di Baygon nei polmoni. Poi è successo un guaio: mentre papà faceva yoga in riva al mare è arrivato uno yacht a tutto gas, a venti metri dalla riva. L'onda ha bagnato pantaloni, soldi e documenti di papà, e lui ha dovuto respirare un bel pò per calmarsi. Poi si è presentato Karl, un giovane nudista olandese alto uno e novanta. Ha attaccato discorso con mamma. Papà ha detto che non gli è simpatico perchè l'Olanda è andata immeritatamente avanti nel Mondiale. Ma la vera ragione è che tra Karl e papà ci sono parecchi centimetri di differenza e non solo in altezza, non so se mi spiego. Nel pomeriggio siamo andati a fare bird-watching, stesi sulla sabbia col cannocchiale. In tre ore abbiamo visto una cosa rosa che poteva essere un fenicottero, o un fachiro ustionato dal sole. Quando ci siamo alzati, ci siamo accorti che eravamo osservati alle spalle da circa duemila gabbiani. Uno è partito in picchiata e mi ha rubato la merenda. Ho respirato profondamente, ma sono rimasto arrabbiato. Quando siamo tornati, la mamma non c'era, era con Karl a raccogliere conchiglie, e il nonno era andato a vedere la partita di calcio sullo yacht. A mezzanotte hanno scaricato in mare la sentina e si è diffuso nell'aria un delizioso odore di petrolchimico.
Fine prima parte.
Pillola del giorno: L'indolenza.
I
Si se magnasse solo pastasciutta,
sarebbe veramente 'na bellezza:
la vita costerebbe 'na sciocchezza,l
'umanità se sfamerebbe tutta.
La pasta nun cià gnente che se butta,
nun provoca diarrea nè stitichezza,
è come un fiore, 'na delicatezza
che fa scordà qualunque cosa brutta.
E si, presempio, in ore differenti,
ognuno ne magnasse 'na scodella,
sarebbe pure un freno all'incidenti.
Perchè si tutti doppo avè magnato
facessero la brava pennichell
aer traffico sarebbe limitato.
II
Dice: "La pasta ingrossa e dà indolenza".
Ma ne la vita questo è l'ideale.
L'oziosità è 'n'istinto naturale,
er dinamismo invece è 'na scemenza.
Perfino chi sta a spasso in permanenza,
restanno a casa dice:"Meno male!".
E cò la panza, puro un generale
diventa 'n'obbiettore de coscienza.
Dice:"Ma nun ce pensi a li nemichi?".
Eh no, perchè si cianno le panzette
pè l'indolenza diventano amichi!
E invece de fà l'armi d'ogni razza...
Sarebbe mejo a fabbricà forchette:
chi s'arma de forchetta nun ammazza!
Aldo Fabrizi.

lunedì 18 agosto 2008

Lara di Stefano Benni seconda parte

Nella foto: Barriera corallina da ( cid-960e15580eef1d34.spaces.live.com/blog/ ).

Di Stefano Benni: Lara, seconda parte.

E il destino si compi, dieci cambi di corazza dopo. Ormai ero un'aragosta grossa e rispettata, avevo già avuto trecentomila figli, anche se solo due o tre erano riusciti a diventare adulti. Ero cosi esperta e veloce da sfuggire a qualsiasi piovra, a volte zig-zagavo spudoratamente attraverso i tentacoli protesi. Non temevo neanche le risse con gli astici. Non poteva durare: troppa sicurezza non è un buon modo per sopravvivere, in mare.
Cosi un giorno, mentre nuotavo pigramente all'indietro, sentii vicina la presenza ostile della rete. Il mio sistema radar me ne aveva già fatte evitare tante, e quella rete aveva maglie molto larghe: volli provare il brivido di passarci in mezzo. Ci riuscii. Ma dietro la prima rete c'era una seconda rete più sottile. Ebbi solo un breve attimo di panico, mi dibattei, storpiandomi la chela. Poi mi calmai. Appesa, imprigionata, attesi il mio destino. Non dovetti aspettare molto. Mi fu riaparmiata la tortura di essere mordicchiata dalle pulci di mare. La rete iniziò a muoversi. Vidi che saliva verso levante, e che la pancia bianca della barca si stava avvicinando. Quando fu proprio sopra, la rete iniziò a salire più in fretta. Non fu piacevole. Anche se le aragoste possono sopportare grandi sbalzi di pressione, la paura di quella ascesa verso la luce bianca mi torceva la corazza, mi riempiva il cuore, che non ho.
Salii ancora, intontita. Sbattei contro la parete della barca. La luce mi accecò, persi i sensi. Poi sentii un tentacolo che delicatamente mi liberava dalla rete. E VIDI. Vidi il vostro mondo, o una parte del vostro mondo, vidi i pesci agonizzare tutto intorno con la pinna natatoria esplosa. Vidi quattro o cinque umani, vidi come erano veramente, non somigliavano a nessuna creatura marina: forse nel volto, alla testuggine. Mi misero in un'acqua fetida dentro una scatola buia, assieme ad altre quattro o cinque compagne, e tutte gridavano, piangevano, facevano domande assurde del tipo: e ora che ne sarà di noi? Sul fondo della vasca, ingrugnito, c'era un'astice. Aveva le chele legate, gliele avevano legate gli uomini, perchè non ci facesse male, perchè non rovinasse le nostre carni delicate. Mi insultò. Gli pisciai in faccia.

Ora vorrei provare a dirvi dove mi trovo. In un "frigorifero", questa è la parola se ho ben capito. Sono dunque ancora viva, anche se un pò stordita e congelata. Mi hanno cambiato posto tante volte, ho vissuto un mese in un posto che chiamano vasca di mantenimento, insieme ad altre duecento colleghe, a qualche astice ammanettato e a una cernia mascotte.
Poi un giorno sono stata "comprata". Il capo della pescheria, un uomo che ci chiama "le mie ballerine", è entrato insieme ad un altro uomo, uno che parlava da importante (la voce degli umani, segna le gerarchie). Ci hanno guardate tutte, una per una, e poi hanno scelto me e un'altra che chiamiamo la Grassa. Ci hanno sbattuto insieme in una busta di plastica una sopra l'altra, con la Grassa che non stava mai ferma e piangeva e mi chiedeva se per pietà la uccidevo perchè non voleva soffrire. Grassa e tragica, Poi l'uomo mi ha portato nella sua casa e siamo state divise, in questo frigorifero. La Grassa, che stava tirando gli ultimi, l'hanno messa sopra, in un reparto da dove viene un vento gelido. Io sono stata messa in uno scatolone di vetro, insieme ad una salma di branzino da tre chili. Mi ci sono sdraiata sopra, era un lettone gelido e un pò umido. E ho aspettato.
Quella sera hanno preso la Grassa, e io ho spento il radar, perchè non mi andava di sentire tutte le sue lamentele e le volontà testamentarie prima di morire. Ho riacceso le antenne solo un attimo. Mi ha comunicato che, bontà loro, gli umani ti fanno morire nel tuo elemento: L'acqua. Poi ho sentito distintamente il messaggio: "aiuto, che caldo". Poi basta: addio alla Grassa. Ho dormito tutta la notte, mentre il frigorifero ronzava e ogni tanto si apriva e un uomo sudato tirava fuori acqua e liquidi di vari colori. A un certo punto mi ha anche guardato. stavo immobile, sospettosa. Allora mi ha tirato per un'antenna. Mi sono mossa. Ha detto, meno male è ancora viva. Che buon cuore. Capisco tutto quello che dicono ormai, ogni suono e vibrazione, ascolto ogni loro discorso.

Bene, stasera il mio destino si compie. Mi hanno preso, mi hanno legato e ora il padrone di casa mi porta verso la camera della morte, mi tiene davanti a sè a braccia protese, come una vittima sacrificale. Ed ecco in fondo la pentola fatale, il fumo che esce, e quattro persone che lanciano gridolini di finto orrore, oh dio poverina, sento dire, una donna fa finta di non voler guardare ma sbircia, un'altra sghignazza, sembra deriderla, un uomo fa la faccia seria per sottolineare che lui non è un sadico, ma purtroppo questa è la legge della natura; il quarto invece è rosso, eccitato e si vede che la scena gli piace. Ecco che il boia mi tiene sopra la pentola. Sento un gran caldo, un altro gridolino di donna e il boia ha un momento di esitazione, sa che mi deve ficcare dentro in un colpo, se no con la coda lo ustiono. Si prepara a uccidermi, trattiene il respiro, anche tutti gli altri lo trattengono, il sole si ferma in cielo e le onde si fermano nel mare, capisco che quell'attimo di silenzio cosmico è ciò che aspettavo. Alzo un'antenna, come un dito puntato verso il suo viso e imitando la voce umana, con un scricchiolante falsetto gli dico:
"Ma lei ci crede nella reincarnazione?".
E adesso fatti loro. Io, da questo momento, non parlerò più, vengano pure gli scienziati e le televisioni di tutto il mondo. Se ho capito la parola.

Pillola del giorno: Pasta a le tre grazie*
Sto piatto, de finezze pastorizie,
è come un diversivo pè la gola,
e dato che nun serve l'Arta Scola
riesce bene puro a le novizie.

Tre grazie- tre sapori-tre delizie.
Crema de latte, buro e gorgonzola:
Tre grazie che mischiate in una sola
diventeno un campione de primizie.

Messe a bagno maria(ce vò un seconno)
cò sarvia, pepe bianco e poi più gnente...
ce viè 'na sarsa ch'è la fin der monno.

'Na sciccheria ar de sopra d'ogni critica,
perchè se digerisce facirmente
pure si se discute de politica.

*Volendo si può aggiungere un pò di parmigiano... io ne farei a meno... forse... francamente non sono in grado di consigliare niente di preciso, perchè questa salsa concepita stanotte in un'ora d'insonnia ancora la debbo sperimentare.
Aldo Fabrizi.

domenica 17 agosto 2008

Nuovo racconto di Stefano Benni: Lara.

Nella foto: Barriera corallina, atollo di Mururoa.

Di Stefano Benni: Lara.

Ho sempre saputo di essere diversa fin da quando ero giovane. Non chiedetemi perchè.
Avevo cambiato pelle poche volte, e vivevo tra i coralli della scalomata., centoventi metri sotto il mare.
Già da allora passavo molto tempo in solitudine mentre le mie compagne si rincorrevano scodando, si infilavano nelle tane sfidando i polpi, e mangiavano pesci morti con delicati gesti delle nostre posate naturali, le chele.

Già da allora guardavo in su, verso quel punto misterioso da dove, nelle giornate limpide in cui non c'era burrasca, veniva quella luce, quel colore di un altro pianeta.
Già da allora scrutavo nel fondo, e lanciavo i miei ultrasuoni nell'abisso da dove salivano le mie simili più grandi, i pesci dai grandi occhi allucinati e le piovre sinuose.

E più di tutte invidiavo la balena, il grande corpo scuro che poteva precipitare giù fino ai duemila metri, scomparendo nel buio gelido, ma anche involarsi verso la luce, passandomi vicino con l'occhio ebbro di profondità, senza vedermi, perchè ero troppo piccola per lei, una piccola aragosta rossa, brillante come un corallo, ma con un destino doverso da tutte le altre, il mio nome è Lara.

Già da allora sapevo fare qualcosa in più delle mie compagne, il radar delle mie antenne era più potente del loro, captavo tutti i rumori del mare e potevo riprodurli con facilità, sapevo simulare il canto della balena e la risata del delfino, riuscivo a imitare il sibilo minaccioso che emette la piovra nuotando a propulsione, e a volte con quel sibilo spaventavo le mie compagne, arrivando da lontano. Ma non usavo queste mie capacità per dare spettacolo. Non era un gioco, faceva parte della mia curiosità per il mondo cosi vasto e tutto da scoprire. Non mi bastava il mondo di mezzo, la zona delle rocce coralline e delle attinie, dei lenti banchi di paraghi e delle migrazioni dei tonni. Mi piaceva esplorare, su e giù, i misteri della luce e del profondo.

Andavo spesso verso il lato più oscuro del mare, scendevo lungo la parete della scalomata finchè la pressione non mi stringeva la corazza in una morsa, finchè sentivo tutte le cartilagini scricchiolare e gemere. (Forse è un rumore che avete già sentito, se avete bollito qualcuna di noi).

Nuotavo verso il buio e incontravo pesci che non avevo mai visto, soli o a branchi, nubi di gamberi e sciami di calamari. Vidi il Pelacadon luminoso passarmi davanti come un riflesso di sole, inseguito da una forma oscura, alata, forse una manta, e dietro passò qualcosa di ancora più grosso, facendo rombare l'acqua e le mie antenne, perchè questa è la prima regola del mare:

Nessuno è tanto grande da non incontrare un giorno qulacuno più grande di lui.

Oh, io ero piccola. Non più di venti centimetri, e non avevo neanche le chele robuste dell'astice, quel prepotente verdastro sempre pronto ad azzuffarsi con noi e mutilarci. Non sapevo neanche mimetizzarmi come la cicala preistorica, non mi nascondevo nella sabbia, come la rana pescatrice, non avevo per difendermi il nero della seppia nè i denti della murena, o i tentacoli della piovra. Avevo la corazza, ma era un ben misero guerriero. Necrofago, mangiatore di carne morta. E per mia sfortuna, ero anche carne pregiata.

Una volta scesi fino a quattrocento metri e incontrai le aragoste bianche. Ne avevo sentito parlare ma non le avevo mai viste. Erano molto grandi, cinque o sei volte più di me, e si muovevano come spettri. Alcune erano trasparenti e potevo vedere la linfa scorrere nelle zampe, nelle antenne, fino agli occhi. Danzavano (questo mi era già stato raccontato), nuotavano in fondo con lenti battiti di coda, seguendo un percorso che scendeva a spirale. Ascoltavano la musica della corrente, la corrente fredda dei calamari che attraversa le acque tiepide in quel punto, quasi un mare dentro al mare.

Compresi subito il motivo di quella danza: proprio al centro del girotondo c'era un'aragosta bianca più grande di tutte. Non batteva più la coda, agitava solo un poco le zampe, a pancia in su: stava morendo, e le altre la accompagnavano verso il fondo. La grande moribonda scendeva piano, roteava, si lasciava andare: niente mi sembrò più desiderabile di quella caduta angelica. Ma mentre risalivo, capii che, nello stesso modo, desideravo la luce sopra di me, l'ascesa vertiginosa verso un altro mistero.
Quando tornai, le compagne risero di me. Il freddo aveva coperto la mia corazza di una patina scura, le mie antenne vibravano. Mi chiesero se avessi visto il Kraken lungo come sette navi, o l'astice lupo che taglia in due le aragoste, una metà la divora e l'altra la possiede, o se avessi trovato un bel cadavere di marinaio da mangiare. Facci l'imitazione del verso del Celacadonte, disse una . Non mi curai di loro.

Avevo cambiato carapace altre dieci volte, quando infine ebbi dal destino il segno che aspettavo. Mentre osservavo i perfidi agguati di una rana pescatrice nascosta nella sabbia, scorsi sospesa nell'acqua un'immensa rete. Oh, non era la prima volta. Avevo visto spesso le mie sciocche amiche precipitarsi sui pesci catturati dalle maglie, avevo voltato la testa quando le avevo viste dibattersi prigioniere, scuotersi in un'inutile lotta, farsi divorare vive dalle pulci di mare e penzolare impiccate alle pareti di corda. Ma quella rete era diversa: dietro di essa, per la prima volta, mi apparve un uomo. Era tutto nero, con lunghe pinne. Sapevo che quello non era il suo aspetto naturale, ma un travestimento per entrare nel nostro regno. Eppure non sembrava tanto diverso dalle creature del mare. Dietro di sè lasciava una bellissima scia di perle d'aria, alcune piccole e frenetiche, altre grosse, come meduse, che volavano verso l'alto.

Imaparai subito ad imitare il loro rumore, il loro scoppio leggero. Capii subito che cosa interessava l'uomo. Cercava il corallo, il nostro villaggio-albero, la casa dove milioni di piccoli animali vivono insieme. C'era un bosco di corallo, che conoscevo bene, su una roccia circolare bucata da tane di cernie. C'erano voluti anni e anni perchè quel bosco fosse costruito. Ora l'uomo ne staccava i rami, e li metteva in una piccola rete. Stava orizzontale sul fondo, nella stessa posizione dei pesci, muovendo lentamente le pinne, e lavorava tranquillo. Tra me e lui c'era la rete. Cosi non mi spaventai quando mi vide. Forse sarei scappata, o forse no. Ma la rete c'era, ed era un ostacolo anche per lui.
Mi avvicinai, tanto da potergli vedere gli occhi, dietro la parete trasparente della sua corazza. Mi guardò a sua volta, e con la mano fece un goffo tentativo di passare attraverso le maglie per catturarmi. Pensai che sarebbe stato comico se fosse rimasto impigliato anche lui nella rete come una sciocca aragosta, avrei partecipato anch'io al banchetto, non ho mai mangiato un umano, ma in fondo è carne, nient'altro, e dopo un poco frolla e puzza come tutto.
Desistette presto dal suo tentativo, e si rimise a lavorare. Poi assunse una posizione diversa, pinne in basso e testa in alto, e risali verso la luce. Io lo seguii, andava veloce ma riuscii a raggiungerlo. Mi accorsi che mi guardava stupito. Poi la rete che ci separava fini, c'erano solo delle lunghe corde tra noi, ma l'uomo non fece nessun tentativo per catturarmi, capii che aveva fretta di risalire, che il mare in quel momento gli faceva paura. Improvvisamente si fermò, aggrappato a una corda che veniva dall'alto, dove si vedeva chiaramente la pancia bianca di una barca. Si fermò come istupidito.

Si tolse dalla schiena la macchina che lo faceva respirare e fare bolle, e dall'alto gliene calarono un'altra. Ora stava fermo, e respirava calmo. forse non voleva tornare più su, si trovava bene li. Mi misi a girargli attorno. Pensavo che avremmo potuto fare amicizia. In fondo eravamo in una zona intermedia, là dove non c'è più il buio profondo e la luce non è ancora accecante, dove passa la corrente tiepida, dove giocano i delfini. cosi provai con le antenne a a sentire la consistenza delle sue pinne. Lui mi guardava e sembrava interessato ai miei movimenti. Gli vidi in mano una lastra nera, su cui tracciò dei segni. La legò a una corda, tirò e la lastra nera sali verso la luce. Ora aspettava qualcosa. Dall'alto scese un oggetto oblungo. Proprio all'ultimo momento vidi che aveva in cima un arpione, un dente a tre punte. Intuii il pericolo e scappai. L'arpione mi sibilò vicino con tutta la sua cattiveria e terminò la sua corsa con una capriola violenta.
Non era facile fare amicizia con l'uomo, i delfini me l'avevano detto, oppure avevo voluto provare. Ma quel giorno avevo anche capito che il mio destino mi portava su, verso il mondo della luce.

Fine prima parte.

Pillola del giorno: L'amatriciana mia.

Soffriggete in padella staggionata*,
cipolla, ojo, zenzero infocato,
mezz'etto de guanciale affumicato
e mezzo de pancetta arotolata.

Ar punto che 'sta robba è rosolata,
schizzatela d'aceto profumato
e a fiamma viva, quanno è svaporato,
mettete la conserva concentrata.

Appresso er dado, che jè dà sapore,
li pommidori freschi San Marzano**,
cò un ciuffo de basilico pè odore.

E ammalappena er sugo fa l'occhietti,
assieme a pecorino e parmigiano,
conditece de prescia li spaghetti.

* Di ferro. spiegarvi il perchè sarebbe troppo faticoso, abbiate fede.
** Pregiata qualità di pomidoro della zona del Sarno vicino Napoli. cioè la migliore qualità di pelati, se invece sono di stagione, spaccateli in due nel senso della lunghezza per controllare se ci sono macchie scure e, tolti i semi, fateli cuocere a pezzi senza spellarli: le bucce sono impregnate di sole e perciò più saporose.
*** Io ho simpatia per i maccaroncelli... perchè fanno più volume a causa del buco e perchè quando si mangiano allegramente ... fischiano... a ogni modo questa salsa va bene con tutti i formati, meno naturalmente quelli piccoli e, secondo me, è la più fragrante, la più saporosa, la più virile fra tutte, specie se il pecorino è romano e il peperoncino pizzica.
Aldo Fabrizi.

sabato 16 agosto 2008

Il Re Moro di Stefano Benni.


Nella foto: Otello di William Shakespeare ( http://it.wikipedia.org/wiki/William_Shakespeare ).
Da un racconto di Stefano Benni: Il Re Moro.
Il Re Moro entrò nella scuderia. Sul volto d'ebano brillavano gli occhi feroci che tanto terrore incutevano ai nemici durante le battaglie. Osservò i due cavalli, uno bianco e uno nero, purosangue di incredibile bellezza. Li valutò attentamente poi con fare deciso, mosse verso il cavallo bianco. Fu una questione di pochi attimi, il cavallo, con un doppio balzo, si avventò sul Re Moro e lo mangiò.
Il Re si era dimenticato di essere il re degli scacchi.
Pillola del giorno: La pastasciutta: La cottura.
I
Nun è 'na cosa tanto compricata,
però bisogna sempre fà attenzione
perchè ce vò 'na certa proporzione
fra tipo e quantità che va lessata.
Me spiego: quella fina e delicata,
va bene tutt'ar più pè dù persone,
ma si presempio se ne fa un pilone,
basta un seconno in più che viè incollata.
Insomma c'è 'na regola importante:
fino a tre etti se pò fa leggera
poi più s'aumanta e più ce vò pesante.
Er sale è mejo poco, l'acqua assai,
un litro a etto, l'unica maniera,
perchè la pasta nun s'incolli mai.
II
Un'antra cosa: mai bollita stretta,
e quanno l'acqua è in piena bollitura,
se butta giù, e la pila se riattura
pè fa riarzà er bollore in fretta in fretta.
Poi dopo un pò s'assaggia 'n'anticchietta;
appena è cotta, ancora bella dura,
se leva e je se ferma la cottura
coll'acqua fresca sotto la bocchetta.
Doppo girata un attimo, scolate:
quanno l'ultima gocciola viè fòri
conditela de prescia e scodellate.
Si c'è quarcuno, attenti a controllavve:
"mangiate calmi, piano, da signori",
si state soli... attenti a nun strozzavve!

giovedì 14 agosto 2008

Il dottor Niù di Stefano Benni seconda parte.

Che caldo! Immagine da http://internapoli-city-2.blogspot.com/


Seconda parte del racconto Il dottor Niù di Stefano Benni.

Il giorno dopo torno a casa e non trovo più mia mogle. Il dottor Niù mi spiega che era un vecchio modello, e che bisognava rimodernarla. Me la riporta dopo una settimana liftata, siliconata e liposuzionata. Sembra un incrocio tra Emilio Fede e Moira Orfei. Preferivo il vecchio modello, dico a bassa voce per non farmi sentire. Perchè lei è vecchio, ammonisce il dottor Niù. Nei tempi della tecnologia, la vecchiaia è un errore di programmazione, una colpevole resa. Investa in giovinezza. Mi fa un new prestito al quaranta per cento e mi chiudono in una clinica. Mi spianano le palpebre, mi massaggiano, mi drenano, mi mettono una pompa idraulica nel pistolino, mi trapiantano tremila capelli sintetici e un rene di una bambina thailandese. Non ho il coraggio di guardarmi allo specchio, ma il cane mi ringhia contro, mia moglie piange e mio figlio scappa di casa.
Non ne posso più. Mentre mi stanno consegnando il comuter che ho ordinato la settimana scorsa, il dottor Niù lo blocca sulla porta, spiegando che in una settimana è già invecchiato di due generazioni. E' lento, ci mette sedici secondi ad entrare in rete, un'eresia nel tempo veloce della tecnica. E cosi mi fa comprare un computer della Nasa con quattro gigabyte, e una web cam con cui, in sette secondi, posso far vedere il mio culo in tutto il mondo.
Ma se tutto deve essere nuovo, obietto, come mai in Italia conserviamo da trenta anni in una salamoia di fard, tanti politici pataccari che propongono sempre la stessa televendita? La politica è una cosa, risponde, la tecnoeconomia un'altra. A proposito, il suo prestito è scaduto, lo rinnova? Assolutamente no, ringhio. Forse mi sono liberato del dottor Niù.
La mattina mi sveglio. Il fedele cane Ricky non mi viene incontro. Ho un sospetto. Nella nuova cuccia blindata c'è un pitbull tysonberger reichwailer che conosce le arti marziali ed è collegato alla questura con un lunghissimo guinzaglio. Ah questa poi no!
Vado a recuperare il vecchio modello di Ricky al canile. Quando torno ritrovo il dottor Niù nel mio giardino, nervoso. Adesso basta gli dico, non ho più un centesimo, mi lasci in pace! Va bene va bene, siete tutti irriconoscenti, risponde. Guarda il cielo, le piante, l'orizzonte e sbuffa. Cosa c'è che non va? gli chiedo. Caro mio, risponde, questo mondo è un vecchio modello. Troppi boschi, pochi parcheggi. La Silicon Valley è senza elettricità, il petrolio sta finendo, e lo sprechiamo alle Galapagos. Il traffico aereo è intasato, il clima si ribella, l'aria è irrespirabile. E' un mondo sorpassato, non può più sopportare le esigenze della crescita tecnologica, è una materia prima in esaurimento.
E allora cosa pensa di fare? ho chiesto.
Questo, ha detto il dottor Niù con un'espressione folle nel fisico da quarantenne. Ha estratto una scatola nera con un pulsante, ha premuto e all'orizzonte è apparsa la nube di un'esplosione, poi un'altra e un'altra ancora. Come in un film americano, piovevano dal cielo camion, mucche e cabine telefoniche. La gente gridava, l'aria era rovente.
Disgraziato, ho detto, il mondo era un vecchio modello, ma avevamo solo quello. Adesso che lo avete distrutto con cosa lo sostituirete?
In effetti, ha detto il dottor Niù, non ci avevo pensato.
Ho udito un rumore lancinante, ho gridato di terrore, è la fine, è la fine.
Invece era il trillo della sveglia: era tutto un sogno! Meno male ho pensato, balzando giù dal letto. Ho baciato mia moglie, la pentola, il cane, il mio vecchio telefono. In quel momento hanno suonato alla porta. Era un signore con gli occhiali neri che si è presentato come dottor Niù, consulente di aggiornamento tecnologico per famiglie.
Ho mangiato il suo fegato con un piatto di fave e un buon bicchiere di Chianti.

Fine.


Pillola del giorno: Maccaromania.

Dice: "Sortanto pasta? Ma è da pazzi!".
So pazzo, embè, vabbè, chi se ne frega!
Finchè nun c'è quarcuno che me lega,
nun ce rinuncio manco si m'ammazzi.

Quanno la magno, vojo che me sazzi
fintanto che la cinta nun me sega;
la panza è panza si nun cià 'na piega,
sinnò è n'imbottitura da pupazzi.

Dopo magnato invece, carmo e cormo,
nun godo più la vita sarv'ognuno
pè er semprice motivo che m'addormo.

Ma si nun uso pentola e tigame,
e resto svejo, è un cavolo e tutt'uno
pè via che nun ce vedo da la fame.
Aldo fabrizi.

mercoledì 13 agosto 2008

Il dottor Niù di Stefano Benni.

Vignetta di Serre: L'automobile.

Oggi inizia un nuovo racconto di Stefano Benni:

Il dottor Niù.

Avevo appena parcheggiato la macchina, quando un tizio con occhiali neri e capelli rasati mi viene incontro e si presenta: dottor Niù, consulente di aggiornamento tecnologico per famiglie.
E' un tipico esemplare Mediolanum, un uomo per cui il tempo si è magicamente fermato. Ha sessant'anni ma ha il fisico di un quarantenne, l'han condannato a venti anni di galera, ma non ne ha fatto neanche uno. Mi spiega che la sua è una new profession nata insieme alla new economy per una new way of life. Devo solo aver un old conto corrente con un pò di old fashion money per pagargli l'old onorary.
Travolto dal suo garbo e dal suo eloquio, firmo un contratto di consulenza. Diamoci subito da fare, dice il dottor Niù, la sua vita va ottimizzata e rimodernata. Cominciamo dalla sua auto, è un vecchio modello superato e ridicolo. Ma ha solo tre anni, dico io. Tre anni sono tre secoli nella new economy, spiega. La sua auto non ha il navigatore satellitare, i vetri bruniti, l'altimetro, le sospensioni antialce. Però funziona bene, dico io. Si vede che non guarda la pubblicità, ride il dottor Niù. Cosa vuol dire "funziona"? L'auto non è fatta per funzionare ma per mostrarla, per esibirla, per parlarne con gli amici, il funzionamento è un puro optional. Insomma in meno di tre ore ho il nuovo modello di auto, una specie di ovolone azzurro a dodici posti. Peccato che in famiglia siamo in tre.
Il giorno dopo il dottor Niù piomba a casa mia per organizzare un new restyling. Per prima cosa dice che la porta in legno è roba medioevale. La sostituisce con un lastrone blindato d'acciaio che sembra la lapide di Godzilla. Poi sostituisce la mia vecchia pentola con una brocca Kettle elettropiretica, sei secondi per bollire l'acqua. Al posto del glorioso e bisunto forno, mette un microonde che cuoce un pollo solo con lo sguardo. Il tutto mi prosciuga il conto in banca, per cui obietto: cosa mi serve cucinare velocemente se poi non avrò un cazzo da mangiare? Non si preoccupi, dice il dottor Niù, la nostra ditta fa prestiti rapidi, firmi qui e in trenta secondi avrà un mutuo con tasso al trenta per cento. Come in sogno firmo.
L'indomani il dottor Niù si ripresenta, e sostituisce l'edera del giardino con una new edera modificata geneticamente che strangola i ladri. Poi squote la testa rimproverandomi perchè ho ancora la vecchia televisione col vecchio videoregistratore e la vecchia playstation. Obietto che ho comprato tutto l'anno scorso. Mi rispiega che per la new economy un anno è un secolo, e subito mi fa comprare la playstation due, dove si puògiocare a Pokèmon, vedere i film in Dvd e ascoltare musica, insomma la macchina perfetta per fare litigare mio figlio videogiocomane, mia moglie cinefila e io che amo i Beatles.
Cerco di telefonare ad un fabbro perchè intanto la new porta blindata si è bloccata col new alarm system, ma rapidissimo il dottor Niù mi strappa il telefonino di mano.
Ma non si vergogna? dice. Questo cellulare è un modello vecchissimo, pesa come un mattone, non ha il collegamento infrarossi, non ha il Wap, non ha il comando vocale, non ha i games e il grafic system per spedire i cazzi agli amici. Ma l'ho comprato solo due mesi fa, mi lamento, e ci telefono benissimo. In due mesi, i telefonini hanno enormemente mutato le loro funzioni, dice Niù. Dopo che si sarà collegato alla rete, avrà mandato un fax, avrà riempito la rubrica con novecento nomi, avrà comprato i biglietti per la partita e avrà giocato al serpentone mangiacoda, pensa di avere ancora il tempo di telefonare? Forse ha ragione, dico io.
Mi fornisce subito il nuovo telefonino, un biscottino nero con dei microtasti che ogni mio polpastrello ne prende quattro. Dopo dieci telefonate sbagliate, fortunatamente il mio cane Ricky lo ingoia e corre per tutto il giorno con l'ouverture di Guglielmo Tell in pancia, finchè non si scarica la batteria.

Fine prima parte.

Pillola del giorno: Er sugo.

Un bòn sughetto, amabili sposette,
nun è 'na cosa che se fa d'acchitto,
però si date retta ar sottoscritto
farete onore a tutte le ricette.

Qualunque odore o spezia ce se mette,
in padella, ar tigame, lento o fitto,
pè prima cosa s'ha da fà er soffritto
ch'è d'ajo o de cipolla, a pezzi, a fette.

Cò l'ojo, er buro o qualunqu'antro grasso,
(e 'n'infocata de peperoncino)
se fa soffriggè sempre a foco basso.

Ammalappena che diventa d'oro,
se mette er vino, svaporato er vino,
se butta giù conserva e pomodoro.

Aldo Fabrizi.

martedì 12 agosto 2008

Estate in città seconda parte.

Nella foto tempio di Taj Mahal in India da http://unfilodindia.blogspot.com/

Estate in città di Stefano Benni seconda parte.

Il sordo del televisore. Signore che tiene la finestra aperta e il volume del televisore a livello di concerto rock. Tutta la zona viene svegliata alle sette di mattina dalla sigla delle Tartarughe ninja. Costringe i condomini a vedere tutti lo stesso telegiornale, perchè il suo audio annichilisce gli altri. Guarda tutto, compreso il Dipartimento Scuola Educazione alle quattro di notte, e se gli abitate vicino potrete diventare geometri in un mese. A volte aggiunge al televisore un giradischi a pieno volume. Dalle finestre contigue arrivano lanci di pentole, frecce e bestemmie, ma non c'è niente da fare. Non si può chiamare la polizia perchè l'agente vi risponderà"mi dispiace signora, ma se non abbassa quel televisore non capisco una parola". Non si può suonare il campanello, nè telefonargli perchè non sente il trillo. L'unico modo per fermarlo è scalare la parete della casa ed entrare dalla finestra. Lo troverete addormentato e vi confesserà candidamente che lui la televisione non la guarda mai, la tiene accesa perchè gli fa compagnia.

L'annaffiatore. Entità superiore, che da altezza misteriosa fa precipitare in continuazione getti d'acqua sui passanti. Giorno e notte, il rumore della sua cascatella risuona nel silenzio della strada. Si ignora quale tipo di foresta tropicale o avido baobab debba innaffiare in continuazione. Se siete colpiti dal getto, inutile guardare in su, l'annaffiatore misterioso è invisibile, tutt'al più potrete vedere tremolare un geranio. Se gli gridate di stare attento, smette per due minuti, e poi lo stillicidio riprende. Se lo insultate, molla giù innaffiatoi, bulbi e , in qualche caso, vasi di oleandri di un quintale.

La pallottola vagante. Succede sempre più spesso che, nel corso di sparatorie tra bande camorristiche, qualche cittadino venga colpito. E' un gaio far west di pistoleri strabici sempre più spavaldi e numerosi, a riprova che queste organizzazioni sono padroni del territorio. Perciò, per chi vuol rischiosamente passeggiare, segnaliamo i capi più "in" dell'estate. Per lei, la tuta antiproiettile stile pompierone che fa tanto Sigurney Weaver in Alien. Per lui, la canottiera in lamiera e il giubbotto verde corazzato alla padana. Per i giovani la maglietta con la scritta "Bastardo dentro", ed un bel concerone in piazza. L'unico vero problema sono tutti questi Kalashikov che girano. Perchè questa crisi dei fucili made in Italy?

Pillola del giorno: La pastasciutta Che cosa è.

E' un'opera d'ingegno e fantasia,
una grazia de Dio che s'assapora;
l'unico tranquillante che rincòra
sia er popolino che la borghesia.

E' un sole in panza, è mamma caloria
che tira su chi sciopera e lavora,
è l'unico miracolo che ancora
pò uni mezz'ora ar giorno na famija.

Quanno m'ariva sopra ar tavolino,
er còre me comincia a sartellà
felice de sentissela vicino:

e mentre resto un attimo incantato...
si penso a quello che diventerà,
me pare de commette un gran peccato.
Aldo Fabrizi.

sabato 9 agosto 2008

Estate in città nuovo racconto di Stefano Benni.

Nella foto: "Ahò co sto caldo, ce mancavano puro le ali". da ( http://blabla-sonia.blogspot.com/ ).

Oggi inizia un nuovo spassosissimo racconto di Stefano Benni, in due puntate, buon divertimento.

Estate in città di Stefano Benni prima parte.

Caldo, negozi chiusi, smog, non sono i peggiori nemici dell'estate in città. Sono in agguato insidie da cui non è facile difendersi. Eccone un elenco.

Il tossicopolare. Essere che ha sviluppato una dipendenza all'aria condizionata, tale da temere che un solo istante di esposizione al caldo possa incenerirlo. Obbliga i suoi colleghi di uffcio a vivere sottozero e indossare cappotti. Dopo il lavoro balza dentro la sua auto, riconoscibile dai ghiaccioli sul volante. Appena dentro casa, accende una bufera di climatizzatori che schianterebbe un esquimese. Non va al ristorante se non è sicuro di potersi sedere vicino al getto d'aria fredda, mangia solo mozzarella appena uscita dal freezer tagliandola col piccone. A volte lo si può trovare raggomitilato dentro il cassone dei gelati. Di notte costringe la moglie a dormire nel sacco a pelo sotto un cannone che spara neve artificiale. Si è liberato delle zanzare ma talvolta nel sonno viene morsicato da un tricheco. Il suo motto preferito è: "Che estate di merda, ci sono quaranta gradi e io ho sempre il raffreddore".

Il lavatore d'auto. Uomo in mutande che, in mezzo alla strada, ogni notte, lava la sua macchina in una pozza di schiuma e detersivo larga anche duecento metri. Inutile fargli notare che l'auto è più che pulita. Vi sorriderà tristemente e tornerà alla sua ossessione. Se volete farlo felice vomitategli sul parabrezza.

Il calabrone della notte. Alle tre di notte, quando dopo molti tantativi siete riusciti a prendere sonno, sotto la vostra finestra passa questo essere maligno, a bordo di un veicolo che emette un rumore senza paragoni nella scala cacofonica universale. E' qualcosa che sta tra una sega elettrica, una zanzara gigante e la colica di una formula uno. Il rumore inizia da chilometri di distanza e si spegne all'alba. Nessuno è mai riuscito a vedere chi sia il terribile calabrone della notte. Si favoleggia di un vecchietto su un minuscolo motorino. Blocchi stradali e agguati non hanno dato esito.

La sfilata. D'estate, la città è invasa da sciami di manifestazioni. Sui viali c'è la maratonina, sul lungomare il Festivalbar, nel chiostro cinquecentesco un dibattito sul premio Strega, durante il quale anche i sarcofaghi sbadigliano. Ma la peggior disgrazia è scoprire che la vostra passeggiata è bloccata da una sfilata. Modelle beccheggianti e ramboidi in bermuda hanno occupato la piazza davanti a un parterre di Vip rintronati. Non avvicinatevi, o dovrete subire il selvaggio assalto dei Dolci e dei Gabbani, molto più invadenti di un vù cumprà. Non contenti di aver invaso gli studi televisivi, sfilano in stazioni, scalinate, darsene, morgue, spacciando la ripetitività per scuola, le zip aperte per trasgressione, il griffaggio di profumi e accendini per creatività. Nessun angolo della città sfugge a questi ambulanti miliardari, telepresentati dal Pippone e dalla Pippona di turno in un ininterrotto spot ossequioso. Sono parate militari del banale elevato a potenza, scopiazzature di quadri e costumi antichi, versioni impellicciate e pralinate della sagra paesana e della processione del Santo, senza il miracolo di un attimo di spontaneità, e con la carica sexy di una polleria. Anche se Naomi divora chilometri come una marciatrice russa, e gli stilisti spendono miliardi di pubblicità e organizzano feste lussuose per trovare nuovi complici, il magazzino delle idee è vuoto. Se passate vicino a una sfilata, sfilate via.

Fine prima parte.

Pillola del giorno: La creazione

Dio disse:"Mò che ho fatto Cielo e Terra,
domani attacco luce e firmamento,
mercoledi fo er mare, doppo invento
farfalle e fiori pè la primavera.

Pè giovedi fo er sole, verso sera
fo li pianeti, er foco, l'acqua, er vento,
cosi se venerdi nun vado lento,
faccio sabato ingrese e bonasera!".

Fini defatti er sabbato abbonora.
"Mò" disse "vojo vedè chi protesta
dicenno che er signore nun lavora...

Ho sfacchinato quarant'ore... basta!
Domani ch'è domenica fo festa...
E prima de fà Adamo fo la Pasta!".

Aldo Fabrizi.

venerdì 8 agosto 2008

Diario delle vacanze tre parte seconda.

Nella foto: immagine tratta da http://gallinavecchiafabuonbrodo.blogspot.com/


Da Diario delle vacanze tre, il dottor Norman seconda parte.

Di Stefano Benni.

Oggi finalmente c'è un tempo discreto, pioviggina. Abbiamo fatto il bagno, le meduse non c'erano, c'era solo uno squalo, ma è passato vicino a Luigino ed è morto di tonsillite in pochi istanti. Sul giornale ho letto che in Africa non c'è più un goccio d'acqua e nell'Artide i ghiacci si sciolgono a tempo di record, che il clima mediterraneo è fottuto e si prevedono tornadi mai visti. L'ho letto in un trafiletto tra le notizie della fusione tra Telecom, Cragnotti, Parmalat e la triade cinese.
Verso sera la situazione è peggiorata. Si è messo a nevicare. Luigino è stato punto da una nuova zanzara tropicale, mamma starnutisce come un locomotore. Ma papà ha detto che bisogna reagire e fare il bagno, si è fatto prestare una tavola da surf e si è lanciato contro un'onda di sei metri. E' rimbalzato sulla cima di un pino, al centro del solito incendio.
Il dottor Norman stava rassicurandolo spiegandogli che era successo qualcosa di simile nel 1789, ma papà gli ha tirato un pugno in faccia di incredibile potenza, scardinandogli metà dei denti, poi lo ha rassicurato dicendo che aveva dato un pugno molto peggiore a un suo compagno di scuola nel 1956, e quindi il pugno doveva considerarsi nella norma.
A sera abbiamo arrostito delle bistecche di medusa sulla schiena di Luigino e mamma si è ripresa dall'asma inalando dalla marmitta della macchina. Sembra che abbia una sindrome di dipendenza dal benzene. Papà sta facendo le valigie e piange. Io ho acceso la radio e ho sperato in qualche buona notizia. C'era una lite tra maggioranza e opposizione sui parcheggi da assegnare alle loro auto blu, esattamente uguale alle quindici liti precedenti. Poi c'erano tutti gli indici Mibtel, Nasdaq, e le novità degli amori Vip in Costa Smeralda, il calciomercato e la moda inverno-inverno. Non una parola sull'aria, sugli oceani, sul mio febbrile e alluvionato futuro. Perciò ho deciso di farla finita. Sono andata in riva al mare e ho camminato nell'acqua, aspettando che le onde mi sommergessero. Sfortunatamente il mare era ghiacciato. Vorrei sapere che cosa ne pensa il dottor Norman, ma non riesce ancora ad aprire la bocca. Mi sono sdraiata sulla sabbia e ho pensato: come pretendete che facciamo due settimane di vacanze intelligenti se vi comportate da stupidi tutto il resto dell'anno? Ho contato le stelle. Erano due, tra nuvole nere e vapori di petrolio. Poi mi sono addormentata tutta agitata pensando: beati quelli che hanno paura degli scippi.

Pillola del giorno: La pastasciutta... e i grandi.

Celebrità che ormai nun ce sò più
hanno inventato sughi e sarse nòve.
Carducci, per esempio, quer "pio bove"
Lo scrisse dopo un ummido al ragù.

E Galilei, cò l'animo un pò giù,
entrò in cucina e disse: "Eppur si muove!
Me frega assai de Venere e de Giove,
cò 'no spaghetto me lo tiro su!"

E' stata tutta quanta 'na trafila;
all'epoca che smisero er callaro,*
c'è stato Volta che inventò la pila.**

E come disse Dante in Vita nova
quanno comprò la pasta dar fornaro?
"Intender non la può chi non la prova!".

* Caldaio.
** Pentola.

Aldo Fabrizi.

giovedì 7 agosto 2008

Diario delle vacanze Tre: il dottor Norman.

Nella foto: Tutti al mare di ( http://internapoli-city-2.blogspot.com/ ).





Inizia oggi un nuovo racconto di Stefano Benni.

Diario delle vacanze tre: il dottor Norman.

Caro diario, domani partiamo per le vacanze. Mio padre mi ha preso da parte e mi ha spiegato che ho già tredici anni, sono una ragazzina intelligente e dovrò fare vacanze intelligenti. Non dovrò portarmi dietro la bambola e l'orsacchiotto Paco, perchè non devo dipendere da niente. Anche lui, ha detto, lascerà a casa due dei suoi cinque telefonini. Ci serve proprio un pò di svago e di vita sana. Abbiamo passato un bruttissimo inverno. La mia città ha tre volte il tasso di polveri e benzene consentito. Ma una volta al mese fanno la domenica ecologica, chiudono il centroe ci danno il permesso di girare tutti insieme in bicicletta, cosi possiamo respirare tutta la merda in una volta e il giorno dopo le macchine hanno un pò di aria pulita da inquinare nuovamente. Per via di questo inverno un pò impestato il mio fratellino Luigino ha avuto tredici virus con qurantadue di febbre, io sei bronchiti, mamma una vecchia allergia ai pollini insieme a una nuova allergia ai peli di cammello (per fortuna siamo stati allo zoo solo due volte). Papà ha avuto la congiuntivite allergica con gli occhi rossi per sei mesi, e una stomatite che gli ha scoperto le gengive, e una notte che era vestito di nero un uomo ha cercato di ucciderlo con un paletto nel cuore. Per finire il nostro cane, Bongo, ha preso da un gatto le zecche che i piccioni prendono dai topi. Ma il dottore ha detto che tutte queste malattie sono nella norma e anche nel 1936 ci fu qualcosa di simile. Ma ora respireremo un pò di aria sana.

Siamo sull'autostrada bloccati da nove ore. La fila è di cinquanta chilometri ma la radio ha appena detto che nel 1996 ce ne fu una molto più lunga. Diluvia e ci sono dieci gradi all'ombra, ma il metereologo ha appena detto che la temperatura è sostanzialmente nella norma. Nessuno spegne il motore e l'aria non è proprio pulitissima. Luigino vomita. Bongo si gratta, io tossisco, mamma ansima e papà bestemmia. Ho letto da qualche parte che ci sono già le auto elettriche e quelle che vanno ad olio di colza non inquinanti, ma le industrie non le vogliono, l'olio di colza è contingentato e addirittura da qualche parte si sono rifiutati di assicurare le auto che vanno con l'olio di colza. Io spero che qualcuno la triri fuori davvero questa storia dell'olio, se no siamo fritti.
Mentre siamo in fila, ascoltiamo la radio. Siccità in Africa, bufere di vento in Sardegna, alluvioni in Scandinavia e incendi in tutta l'America. Un metereologo però dice che nel 1869 ci fu un anno simile e quindi siamo nella norma. Finalmente abbiamo raggiunto il mare e siamo corsi subito in spiaggia. Soffiava un tipico vento gelido di agosto, gli ombrelloni volavano dappertutto e faceva un freddo bestiale. Io e luigino abbiamo litigato perchè lui voleva fare un castello di sabbia e io invece un pupazzo di neve.
Verso sera una nave, spinta dalle onde in burrasca, si è arenata sulla spiaggia. Tutti sono corsi là armati di bastoni e spiedi pensando che fossero curdi. Invece era un traghetto che andava alle Eolie ed era stato spinto là dalla tempesta. Sopra c'era anche un signore che fa il metereologo e si chiama dottor Norman, che ha spiegato a papà che nel 1934 ci fu un episodio analogo. Siamo stati un pò barricati dietro l'ombrellone, e poi papà si è vestito con la muta e la giacca a vento e ha provato a fare il bagno. Si è quasi congelato, ma quando è uscito si è alzato un vento rovente di scirocco che l'ha cotto in pochi istanti. Norman ha detto che era tutto nella norma, compreso l'incendio che ha distrutto la nostra pensione, la bufera di vento che ci ha portato via la tenda, e la tempesta di polvere che ci ha accecato, cosi che papà ha rimontato la tenda sul formicaio più grosso dell'occidente. Abbiamo dormito in una buca nella sabbia.
Stamattina per fortuna fa più caldo. cinquantasei gradi all'ombra, e un vento africano che porta sabbia, raffiche di cuscus e, purtroppo, peli di cammello a volontà per la povera mamma. Io penso che noi umanoidi abbiamo combinato un bel casino con questo clima, che ci vorrebbe una commissione climatica mondiale che ci informasse davvero e imponesse regole da rispettare, e mi piacerebbe che le notizie di questa commissione fossero la prima notizia del telegiornale, ancora prima dell'indice Mibtel e delle vacanze dei Vip. Al pomeriggio ha cominciato a piovere, c'è stata una piccola alluvione e una grandinata color tamarindo. Io e Luigino l'abbiamo assaggiata e non era male, però poi ci è venuta la colite e siamo stati tutto il pomeriggio seduti nella norma.
Papà ha detto io me ne frego del maltempo, io faccio il bagno, è entrato in acqua e ha trovato prima le meduse e poi la mucillaggine, è uscito che sembrava una gelatina semovente, e tutti i bambini della spiaggia lo hanno preso per Pokèmon e se lo sono disputato.
Il dottor Norman ha detto a papà che nel 1965 ci fu un caso di mare inquinato in quel modo, sono calamità naturali e non bisogna cedere all'allarmismo e alla tentazione di incolpare uomini ed industrie. In quel momento è giunta a riva una chiazza di petrolio venuta da chissà dove. Papà e il dottor Norman si sono infilati in un branco di fenicotteri e cosi sono riusciti a farsi ripulire da Greenpeace.
Ieri Luigino sotto la tenda ha preso un nuovo virus con quarantasei e mezzo di febbre. Il dottore ha detto che aveva già visto un caso simile nel 1988, però si trattava di un wurstel. Nel delirio, Luigino mi ha confidato che crede di aver capito tutto. Tutte le volte che succede qualcosa di mostruoso, basta dire che è una calamità naturale, ma soprattutto che è già successo e anche peggio. Quindi, basta tenere presente Hitler e ogni politico italiano va bene. Ogni nuovo virus è meglio del colera. Ogni catastrofe climatica è meglio del diluvio universale. Un maremoto non è un problema, a meno che non depositi sulla spiaggia degli extracomunitari. Quindi ognuno può continuare ad inquinare, disboscare, chimicizzare, sfruttare. Pensandoci bene, c'era del metodo nel delirio di Luigino. Volevo discuterne con papà, ma era impegnato in una discussione con i vicini di tenda sui pericoli delle radiazioni da cellulari, e su perchè la pubblicità dice che le telefonate costano meno ma le bollette crescono. Il dottor Norman ha detto che c'era già stato un caso simile nel 1864, in una bollatta del gas in Alabama. Tutti si sono rassicurati.
Fine prima parte.


Pillola del giorno: La pastasciutta, Come viè più bona?

E' sempre bòna, come sia, stufata,
a scappa e fugge, ar salto, abbrustolita,
ar naturale, semprice, farcita,
bollente, fredda, tiepida, gelata.

Ar dente, scotta, insipida, salata,
bastarda, inciafrijata, rotta, trita,
a la Francese, "molla e ribollita",
a la Svizzera,"languida e incollata".

Abbasta solo a scoperchià un tigame,
la panza attacca quer gorgheggiamento,
che pare come er coro de la fame.

E fate caso; quanno se scodella,
chi cià l'incrinazione ar sentimento,
se sente ride tutte le budella.
Aldo Fabrizi.

Diceva anche: Sono un drogato... spaghettodipendente. Purtroppo... e non mi posso disintossicare.

mercoledì 6 agosto 2008

Diario delle vacanze parte terza.

Immagine: Serre ingorgo.


Di Stefano Benni

23 agosto

La partenza intelligente è riuscita. All'alba ci siamo trovati in una coda di gente tutta intelligente come noi, trenta geniali chilometri di ingorgo. Ma una volta entrati in autostrada abbiamo fatto prestissimo. Dopo un attimo eravamo già in fila del casello di uscita, nel senso che c'erano cento chilometri di coda fino a casa. Mio papà è subito sceso gridando che la colpa era di quelli che non tengono gli spiccioli pronti. Siamo scesi anche noi, l'autostrada è diventata un party all'aperto, si faceva conversazione da auto ad auto. Di fianco a noi un camperista tedesco spiegava a mio padre che le armi più pericolose del terrorismo internazionale sono l'uranio venduto dai russi e l'esplosivo plastico. Papà gli ha chiesto come faceva a saperlo. Il tedesco ha detto con orgoglio che suo figlio è il rappresentante di vendita per l'Africa ed il Medio Oriente. Mamma voleva litigarci, papà l'ha zittita. Io ho creato un movimento di bambini disidratati organizzati e ci siamo messi a gridare lo slogan "vogliamo il gelato". La manifestazione è stata sciolta.

23 agosto sera

Dopo nove ore di coda ci è venuta fame, ma abbiamo scoperto che per un errore di stratificazione la busta delle cibarie era finita in fondo al baule, si sentiva l'odore del provolone e lo scricchiolio delle uova sode, ma non c'era niente da fare. Cosi abbiamo affrontato la calca di un Autogrill mettendoci coraggiosamente in fila alle casse. Mamma ha sbagliato subito, è finita nella fila dei gabinetti e si è chiusa in una toilette a piangere. Papà è stato eroico, ha sgomitato e lottato ed è uscito trionfante con l'ultima "Gazzetta dello Sport". Per la gioia però si era dimenticato di comprare da mangiare. Io ho rubato un pacchetto di brigadini a una bambina, la guerra è guerra. Quando siamo tornati all'auto , il coccodrillo era esploso e un ladro scalatore ci aveva rubato le damigiane d'olio. Eravamo stanchi, ma abbiamo proseguito. Mi sono addormentato sognando che qualcuno cercava di vendermi una scatola di missili Giotto a colori. Quando mi sono svegliato ho visto il volto di papà rasserenato: eravamo usciti dall'ingorgo autostradale ed eravamo nel vecchio caro ingorgo di città.

24 agosto

A casa abbiamo trovato qualche cambiamento. Il ficus era morto, secco e bruciato, e c'è stato un palleggiamento di responsabilità tra la portinaia, il nonno e le regioni. Inoltre la mamma aveva lasciato al gatto una scatoletta per ogni giorno, dicendo che con la sua intelligenza avrebbe capito e si sarebbe regolato. Purtroppo si era dimenticata di aprire le scatolette. Il gatto era molto magro e arrabbiato. E cosi eccomi qua, nel mio comodo letto. Le vacanze sono finite e tornano i problemi. Mancano i posti, non i posti di lavoro, i posti letto per i Vip al Festival di Venezia. Ma ho letto con sollievo che l'industria bellica continua ad assumere. Perchè al mondo non ci sono soltanto gli eserciti statali, ma anche centinaia di eserciti privati in vendita. Come fanno certi paesi a parlare di pace mentre le loro industrie di armi sono un supermarket aperto a tutti, come fanno a spedire proclami di indignazione e cataloghi di missili con lo stesso fax?
Ma non devo più preoccuparmi per il mio futuro. Ho deciso. Da grande farò il bersglio.

Pillola del giorno: La pastasciutta, quanno se magna

Io sempre: a pranzo, a cena, a colazione,
in treno, sulla nave, in aviogetto,
in mutanne, in pigiama, in doppiopetto,
in piedi, inginocchiato, a pecorone.

In ogni caso, in ogni situazione,
contro l'arrabbiatura, pè diletto,
oppuramente, quanno in un sonetto
ritarda er lampo de l'ispirazione.

De notte, si me sveja un languorino,
abbasta solo che me tiro su...
ciò la scudella sopra er commodino.

Insomma, 'sto magnà va sempre a verso,
perfino cor "Giornale" RAI TV,
che manna li bocconi pè traverso.
Aldo Fabrizi.

martedì 5 agosto 2008

Diario delle vacanze parte seconda e ode di Aldo Fabrizi alla pastasciutta.

Nella foto: Vacanze a Niagara Falls.

Di Stefano Benni

Parte seconda.

21 agosto
Il rientro è vicino.Lo capisco da come, nell'albergo, tutti fanno finta di niente per non rivelare l'ora della partenza. I nostri vicini di camera hanno addirittura messo sulla porta una scritta "Vendesi auto come nuova".Invece sappiamo che hanno già caricato le valigie.
Papà, per essere pronto, non le ha mai neanche scaricate, ogni notte va di nascosro nel bagagliaio a prenderci le mutande di ricambio. Papà è uno dei più grandi architetti portapacchisti d'Italia. Riesce ad innalzare sul tettuccio dell'auto una costruzione che sta a metà tra una pila per roghi e l'altare di san Gennaro. Per fissarla usa metri di elastici tirati al massimo, ogni tanto qualcuno gli arriva in faccia come una frustata, il vero portapacchista -sostiene lui- è sempre pieno di cicatrici. In cima ai tre metri di bagagli ci mette immancabilmente due damigiane d'olio. Gli ho chiesto perchè, visto che non le usiamo mai. Papà mi ha risposto che è un'antica tradizione. poi mi ha preso sottobraccio e mi ha detto che, riguardo al terrorismo, l'arma migliore è bloccare i conti in banca dei ricchi scheicchi. Ma papà, gli ho chiesto, come facciamo a scoprire i giri finanziari di Bin Laden se non siamo riusciti a capire quelli di Tanzi della Parmalat? Mi sono preso uno schiaffone.

22 agosto
Alle due di notte papà ha gridato "Sveglia giù dalle brande" e ho capito che il grande giorno era venuto. Dal risuonare di anfibi lungo le scale, abbiamo dedotto che non eravamo soli.
Per il viaggio ci siamo sistemati cosi: Papà e mamma davanti, io e il coccodrillo-salvagente di dietro. Lo portiamo a casa gonfio perchè è pieno di salubre aria di mare. Ognuno di noi recava con sè i souvenir della vacanza. La mamma le conchiglie, papà tutti gli asciugamani della pensione, i portacenere ed il tavolo da ping pong. Io i cucchiaini dei gelati. Ho letto che questa estate ogni italiano ha consumato sedici chili di gelato a testa. Bè io li ho mangiati in una sola sera, il gelato si chiamava Supercoppa Grangelo Marmolada Titanic e costava come tre aragoste.
Era una coppa cosi grossa che sporgendomi ci sono cascato dentro, ho sentito un gran freddo, un odore dolciastro e la voce di mio padre che diceva "tieni duro ragazzo, adesso ti tiriamo fuori da li". Quando ho ripreso i sensi, c'era Buck che mi leccava la faccia. Buck è un cane da vaniglia, versione marina del cane da valanga, e mi ha salvato la vita. Caro vecchio Buck!

La terza ed ultima parte alla prossima uscita.

Pillola del giorno:
La pastasciutta come se fa

Ar tonno, all'Arrabbiata, a la Ciociara,
a la Cinese, a la Festivaliera,
al Latte, ar Gorgonzola, alla Groviera,
ar Pesto, ar Tettattè, a la Carbonara,

ar Funghetto, ar Ragù, a la Marinara,
a la Chitara, a la Contrabbandiera,
a la Ladresca, a la Carabbignera,
ar Pollo, a la Burina, a la Scarpara,

ar Cacio e pepe, a la Trasteverina,
ar Presciutto, a le Vongole, ar Brasato,
ar Pesce, alla Giudia, a la Papalina,

e in antri mille modi e a tutte l'ora...
che puro si stò monno s'è inquinato...
vale la pena de soffricce ancora!
Aldo Fabrizi.

lunedì 4 agosto 2008

Diario delle vacanze il grande rientro parte prima, Aldo Fabrizi ode alla Pastasciutta

Nella foto: Un faro al tramonto.

Da un racconto di Stefano Benni Parte prima.
20 agosto
Caro diario, l'ora X sta per avvicinarsi. Per tutta la vacanza papà ci ha svegliato alle tre di notte per le esercitazioni del Grande Rientro. Dopo aver scoperto che il look militare è di gran moda, ci ha vestito con pezzi della sua tuta mimetica. Ci siamo abituati a dormire con gli anfibi spalmati di grasso, e le lenzuola sono diventate un pò scivolose. Ma papà dice che dobbiamo prepararci alla guerra, perchè ci sono dei Grandi Vecchi nascosti in grotte col fax, la parabolica e i videogiochi.
sappiamo tutto di loro, la mappa del bunker, il water segreto e anche quante bombe a mano e mitra hanno e il loro numero di matricola. Ma papà, ho detto io, se conosciamo tutti questi particolari, vuol dire che sappiamo anche chi ha venduto le armi, magari c'è anche una regolare fattura IVA. Allora non era meglio impedire di venderle, piuttosto che contarle adesso? Invece di bombardare, non si fa prima a bloccare qualche fabbrica o mercante internazionale? Papà mi ha guardato male e ha detto che sono un potenziale terrorista. La mamma gli ha detto, caro, non arrabbiarti, è solo un bambino, e lo ha portato in camera da letto. Temo una rappresaglia.
Fine parte prima.

Pillola del giorno: La pastasciutta. Li formati.

Spaghetti, Bombolotti, Tortijoni,
Schiaffoni, Picchiettini, Pappardelle,
Fresine, Bucatini, Recchietelle,
Fusilli, Millerighe, Farfalloni,

Zitoni, Spaghettini, Canneroni,
Lasagne, Strozzapreti, Regginelle,
Bavette, Tajolini, Tajatelle,
Occhi de lupo, Zite, Lumaconi,


Pippe, Cazzetti d'angelo, Fischiotti,
Creste di gallo, Maniche, Ditali,
Linguine, Rigatoni, Manicotti,

Corna de bue, Cornetti, Cornacopie,
'gni zona cià le sagome locali
e ognuno preferisce quelle proprie.
Aldo Fabrizi.

domenica 3 agosto 2008

La favola della fine del mondo, Pasta e fagioli di Aldo Fabrizi.

Nella foto: Paradiso, tratta da http://internapoli-city-2.blogspot.com/


Due grandi personaggi hanno accompagnato la mia incerta esistenza: Aldo Fabrizi ( http://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Fabrizi ) e Stefano Benni ( http://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Benni ), del primo, attore, scrittore e poeta, conservo ancora alcuni sonetti e poesie eccelse.
Del secondo, il più grande scrittore italiano contemporaneo, credo di aver letto tutti i suoi libri ed i numerosi articoli scritti su varie riviste e quotidiani, e poichè siamo in vacanza, le notizie scarseggiano, ho pensato di proporre ogni giorno una poesia di Aldo Fabrizi, ed un breve racconto di Stefano Benni (anche a puntate), ogni volta che li rileggo mi metto a ridere da solo come un matto. Vi consiglio di stamparli e leggerli in compagnia, vi assicuro che passerete un piacevole quarto d'ora,

La favola della fine del mondo.

-Papà, mi racconti la favola degli uomini del duemila?
- Va bene, ma dopo dormi. Nel duemila gli uomini avevano un sacco di cose: I sonniferi, il campionato di calcio, le sfilate di moda, il silicone, i computer...
- Anche la pizza?
- Anche la pizza. Ma, malgrado possedessero tutto questo, la loro vita cominciò a peggiorare. Non sarebbe stato catastrofico, se lo avessero ammesso e si fossero comportati di conseguenza. Ma ormai erano abituati all'idea che la storia era come un'automobile, doveva essere sempre nuova e più bella, anche se non c'erano più le strade per farle andare avanti. Il clima e l'ambiente impazzirono, ma gli uomini sembravano quasi contenti di battere ogni record di caldo e di freddo. La metereologia era l'unico sport dove le prestazioni crescevano mostruosamente e nessuno chiedeva misure antidoping. Nelle città non si respirava più e l'aria fu privatizzata: I più ricchi usavano le bombole Fiat-eolo all'aria di montagna. I giovani avevano lo zainetto-standa all'alito di rockstar, mentre i più poveri si accontentavano della Pneumocentro, la bombola-risparmio che elargiva quattro respiri al minuto.
L'agricoltura era sconvolta, ma gli scienziati pensavano a costruire sedani a tre stadi e maiali col manico, c'erano siccità e bibite gassate, yacht e alluvioni, club vacanze e onde anomale.
- Cosa vuol dire anomalo?
- Quando una cosa l'hai lasciata spadroneggiare e ingrandire fuori da ogni legge e regola, anzi ci hai pure fatto affari, e poi non riesci a torgliertela più dai coglioni, allora la chiami anomala.
- Podding, il mio compagno di giochi, lui è molto colto, vive nella vecchia biblioteca, mi ha detto che nel Duemila avevano avevano soprattutto paura di tre cose: Della moviola, delle rughe in faccia e degli squatter.
- Si, allora nessuno si preoccupava se le banche, o i palazzinari, o le industrie si impadronivano di intere città, radevano al suolo quartieri, rendevano inabitabile intere zone. Però se qualcuno occupava una casa vuota, si incazzavano come iene.
- E' cosi che cominciarono ad andare indietro?
- Esattamente. I trasporti divennero sempre più lenti e caotici. Poichè era di moda l'esoterico e il divinatorio, un giornale che si chiamava "La Repubblica", dopo i tarocchi regalò l'orario dell'Alitalia. C'era gente che prenotava un volo alla Malpensa per poter stare li tutta notte a fare lo scambio di coppie. I treni si nascondevano nei tunnel per la vergogna. Le autostrade divennero a cinque corsie, cosi rimasero vuote le tre corsie di destra per l'unica Prinz che non si vergognava ad andarci. E poi c'erano gli incendi.
- E come li spegnevano?
- Col fiato. Appena ne scoppiava uno grosso, cominciavano a litigare, le Regioni accusavano il ministro, il ministro accusava le Regioni, tutti e due accusavano il forte vento di scirocco, e l'esercito restava in caserma a fare la guardia al ficus del colonnello.
- E avevano altri problemi?
- Le atomiche esplodevano ancora ma erano deterrenti, le guerre erano intelligenti, i mercanti d'armi li chiamavano esportatori di tecnologia bellica. Solo i morti continuavano testardamente a chiamarsi morti. Dai paesi poveri i disperati cercavano di sbarcare nei paesi ricchi. Alcuni trovavano accoglienza di destra, un calcio nel culo e via, altri un'accoglienza di sinistra, un calcio nel culo e un chinotto. Perchè i paesi ricchi, ormai, avevano paura di tutto: Della zanzara africana, della borsa asiatica, dei neri non calciatori, dei bianchi non bergamaschi. E avevano inventato una parola magica: Emergenza. Emergenza ozono, emergenza incendi, emergenza mafia, emergenza immigrati. Emerganza voleva dire: "Niente paura passerà". Alla fine giunsero all'"emergenza delle emergenze", e non uscirono più di casa.
- E nessuno denunciava queste cose?
- Come no. C'erano i film catastrofe, i concerti di beneficenza, la pubblicità Benetton. E poi i raduni degli scienziati, al termine dei quali i partecipanti si riunivano tutti insieme e lanciavano un grido d'allarme. Era una cerimonia molto divertente, qualcuno gridava anche "gol" o faceva il verso dell'upupa, poi tornavano a casa contenti. La televisione aveva cento canali, ma dentro ci giravano sempre le stesse facce. Cosi la gente diceva: Bè, se loro sono sempre li, vuol dire che le cose non peggiorano. Magari se avessero visto un presentatore prendere fuoco, un politico travolto da un'ondata, o un gommone di profughi piombare in mezzo a un quiz, si sarebbero preoccupati. Ma le cose brutte si vedevano solo nei telegiornali, che ormai erano considerati delle favole cattive.
- E poi cosa accadde?
- Bè, te l'ho già raccontato. un giorno il Polo si squagliò e il mare si alzò di sette metri. Tutto sprofondò in trenta secondi di diretta e quattro spot. Restarono solo rottami galleggianti. Sull'ultima zattera un certo Ragionier Brambilla, prendeva a remate un albanese che voleva salire. Poi tutto tacque. Ci salvammo solo noi, e la vita continuò.
- Insomma babbo, sono proprio fortunato a essere nato topo.
- Proprio cosi, figlio. Hai studiato la lezione per domani?
- Si nella storia dell'evoluzione dei topi ci sono tre grandi periodi: Quello di Neanderthal, quello di Simmenthal e quello di Emmenthal.
- Bravo, sono orgoglioso di te. E adesso dormi. Buonanotte.

PS del blog: Fortunatamente per gli umani questa apocalisse non avvenne, perchè un manipolo di persone, industriali, negozianti, e semplici cittadini si unirono al grido di "Damose da fà", e riunendosi fra di loro, diedero vita ad enormi cantieri, dalle grandi città ai più piccoli paesini, attraverso una capillare rete di punti vendita contribuirono alla diffusione e l'installazione di piccoli impianti a fonti rinnovabili, iniziarono in modo serio la raccolta differenziata porta a porta, costruirono impianti e fabbriche del riciclo e riutilizzo della monnezza e fecero grandi affari con la gestione intelligente dei rifiuti, ed adesso che siamo nel duemilaundici, possiamo dire che il pericolo non è scongiurato del tutto ma abbiamo qualche speranza in più. (Andò cosi?).

Pillola del giorno: Pasta e fagioli.

La favolosa! La fenomenale!
L'eccersa! La canora! La divina!
La carica più umana e genuina
der primitivo e unico canale.

E' la mammasantissima, la quale
fa la mafiosa in tutta la cucina,
è un pezzo da novanta, la padrina,
e, cò rispetto, l'inno nazzionale.

Siccome gonfia subito la panza,
nun c'è bisogno manco de fà er bisse
e se risparmia puro la pietanza.

In più chi cià er pallino musicale
e vive solo, armeno pò sentisse
er filodiffusore personale.
Aldo Fabrizi.

Le formiche che si incazzano.

Immagine dal sito http://internapoli-city-2.blogspot.com/ La rana:"Questo l'ho fatto io".





Non ci volevo credere, qualche giorno addietro in un post avevo citato Marcello Marchesi a proposito della battuta: "Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano" ed oggi guarda caso vado a leggere una notizia sul quotidiano La Repubblica ( http://www.repubblica.it/ ), una notizia un pò schifosetta, che racconta di una invasione di formiche sul corpo di un paziente, ora tutti sappiamo che le formiche sono gli animali più innoqui e pazienti che esistano ( A parte le formiche rosse, che si divorano un vitello intero in un quarto d'ora, ma quelle stanno in Africa e Sud America ed almeno per il momento non dovremmo trovarcele tra i piedi, anche se con l'aumento graduale della temperatura immagino che fra qualche anno anche nel nostro paese vedremo la presenza di queste simpatiche bestiole, già adesso possiamo vedere le zanzare queste si, presenti sul nostro territorio, ci avete fatto caso, sono più numerose, arrivano a gennaio mentre anni addietro non si facevano vive prima di giugno, e soprattutto sono più aggressive, più insistenti sembra che abbiano fatto palestra),le formiche sono ordinate metodiche, previdenti e non violente, ora, se cominciano ad assaltare gli esseri umani, vuol dire che non ne possono più della nostra presenza sul loro territorio, e cominciano a dare i primi segni di ostilità nei nostri confronti, se andiamo a vedere anche il luogo dove si è consumata la tragedia, l'ospedale San Carlo di Genova, cioè una struttura sanitaria fiore all'occhiello del nostro sistema sanitario nazionale, che dovrebbe essere lustrata pulita e disinfettata quotidianamente, ve lo immaginate il vecchietto? Non è che ce la passiamo tanto bene e se le formiche si incazzano veramente sarà dura resistere; Comunque continuiamo a deambulare verso il baratro ma sempre con ottimismo.


San Carlo, il paziente è ricoperto di formiche
La dirigente dell'ospedale: "Avevamo appena fatto disinfestare la stanza"Va a trovare il padre ottantenne ricoverato nell'ospedale di Voltri e lo trova a letto "coperto" di formiche, attirate dalle piaghe dell'uomo. È la denuncia fatta dalla figlia ai carabinieri del Nas che hanno avviato un'indagine. La stanza è stata immediatamente sgomberata dai pazienti e disinfestata, così come era avvenuto già alcuni giorni fa.Costernati i commenti dei responsabili sanitari, compreso l'assessore regionale Claudio Montaldo, che puntano il dito sulla vetustà del complesso ospedaliero San Carlo, nel quartiere periferico di Voltri e sottolineano che comunque non ci sono stati rischi per la salute del paziente, un cardiopatico ricoverato in medicina. "Siamo solidali con il paziente e con il congiunto che ha dato l'allarme - ha spiegato la direttrice generale della Asl 3, Renata Canini - ma credo sia necessario precisare che i Nas dei carabinieri hanno trovato solo alcune formiche morte nel materasso e altre vive sul copriletto. Naturalmente sono state eseguite subito tutte le procedure per eliminare il problema e i pazienti sono stati subito spostati dalla stanza infestata".Renata Canini spiega che "il problema delle formiche è conosciuto e affrontato; infatti è stato affidato a ditte esterne il compito di compiere periodiche disinfestazioni. La struttura del San Carlo è vecchia e soffre purtroppo di questi problemi, che peraltro assillano anche altri ospedali di altre città e spesso anche le abitazioni".In effetti, come ha confermato Fiorella Bagnasco, medico della direzione sanitaria, "già dal 31 luglio avevamo avuto un problema di infestazione e avevamo effettuato un primo intervento". Ma nella notte gli insetti sono tornati all'attacco ed hanno invaso il letto dell'ottantenne. Nessun problema invece per gli altri tre degenti. Il paziente, continuamente assistito, è stato ripulito e trasferito, con gli altri degenti della camera, in un' altra stanza mentre i disinfestatori, chiamati dalla direzione medico-sanitaria, hanno liberato la stanza dalle insetti. Nel tardo pomeriggio tutti sono potuti rientrare nei propri letti.
L'assessore regionale alla Salute della Liguria, Claudio Montaldo, si è detto "dispiaciuto" per quanto accaduto ma ha spiegato che "la situazione è in realtà di modeste dimensioni". "Sono state prese tutte le misure necessarie per risolverla - ha affermato l'assessore - e per contrastare il problema delle formiche, che purtroppo è legato al fatto che la struttura è molto vecchia. Bisogna precisare che non si tratta della presenza di parassiti che andrebbe affrontata con ben altri interventi". "Una cosa mi preme evidenziare - ha concluso il responsabile della salute ligure - il malato era entrato al San Carlo con seri problemi di salute e grazie alle cure adeguate dei medici si sta riprendendo". (02 agosto 2008)

Pillola del giorno: Uno che detesta i cani e i bambini non può essere del tutto cattivo.
W.C.Fields.

sabato 2 agosto 2008

Il nuovo imprenditore.

Nella foto: Lo squalo tigre.

"Voglio morire ricco", Marcello Marchesi ( http://it.wikipedia.org/wiki/Marcello_Marchesi ), fine umorista giornalista e scrittore diceva: "Voglio morire ricco sfondato, alla mia morte si dovrà dire di me: Poveretto gli è scoppiato il portafoglio".
Nel mondo degli affari esistono due categorie di persone, l'imprenditore cinico spietato e senza scrupoli (anzidetto "Squalo"), con un pelo cosi nello stomaco, che pur di guadagnare del vile denaro si venderebbe anche la madre;
Poi c'è l'imprenditore avveduto e lungimirante che lavora e si adopera per far crescere la sua azienda al quale si adatta una citazione di Winston Churchill (http://it.wikipedia.org/wiki/Winston_Churchill ), che diceva:"Alcune persone vedono un'impresa privata come una tigre feroce da uccidere subito, altri come una mucca da mungere, pochissimi la vedono com'è in realtà: un robusto cavallo che traina un carro molto pesante".
Fanno parte di questa seconda categoria di persone sicuramente Henry Ford (http://it.wikipedia.org/wiki/Henry_Ford) ed Adriano Olivetti ( http://it.wikipedia.org/wiki/Adriano_Olivetti ), due grandi industriali degli inizi del secolo scorso. E' grazie all'Ingegner Adriano Olivetti ed alle sue capacità manageriali che portarono la Olivetti ad essere la prima azienda del mondo nel settore dei prodotti per ufficio, egli unì una instancabile sete di ricerca e di sperimentazione su come si potessero armonizzare lo sviluppo industriale con la affermazione dei diritti umani e con la democrazia partecipativa, dentro e fuori la fabbrica, la sua poliedrica personalità lo portò a impegnarsi non solo nel campo strettamente industriale e imprenditoriale, ma ad occuparsi anche di problemi di urbanistica, di architettura, di cultura, oltre che di riforme sociali e politiche. A Ivrea avviò la progettazione e costruzione di nuovi edifici industriali, uffici, case per dipendenti, mense, asili, dando origine ad un articolato sistema di servizi sociali. In particolare, nel 1937 diede inizio alla costruzione di un quartiere residenziale per i dipendenti, su progetto degli architetti Figini e Pollini.
Per Adriano Olivetti l'organizzazione del territorio e le caratteristiche architettoniche degli edifici avevano una grande importanza anche sotto il profilo sociale ed economico.
Sappiamo tutti come è andata a finire l'azienda Olivetti dopo la morte di Adriano Olivetti, ma se si parla con i "vecchi" concessionari saranno tutti concordi nel descriverlo come un vero signore, egli soleva dire: "Voglio che i miei dipendenti guadagnino bene, perchè cosi si potranno permettere di acquistare i prodotti che produco con il loro lavoro".
Fa veramente piacere sapere che in Italia esistono tanti piccoli e medi imprenditori i quali idealmente abbracciano questa filosofia di vita, e sono convinto che esistono anche tanti commercianti con la stessa idea, bisogna che queste persone si incontrino, perchè potrebbero nascere degli spunti interessanti per lo sviluppo delle loro attività in armonia con l'ambiente che li circonda.
Charles Dickens scrittore inglese diceva a proposito degli affari: "Questa è la regola negli affari: "Fatela agli altri, perché loro la farebbero a voi".

Pillola del giorno: Che Dio ci perdoni. E ci perdonerà. E' il suo mestiere.
Marcello Marchesi.

venerdì 1 agosto 2008

Internet il nostro futuro.

Nella foto:India Taj Mahal nero oltre la Yamuna da http://www.unfilodindia.blogspot.com/


La rete avanza come una mandria di bisonti nella prateria, fa meno rumore ma ha degli effetti ancora più rumorosi,negli ultimi due o tre anni, internet è sempre più seguito, Mario Muratore , poeta e pittore italiano diceva:"Internet è il postino dei nostri tempi che nessun cane azzannerà".
Naturalmente come sempre siamo gli ultimi della comunità europea ad utilizzare questo strumento, infatti gli altri paesi come la Spagna, la Germania, l'Olanda, la Francia sono tecnoligicamente avanzati rispetto a noi e si possono permettere quantomeno di contrastare l'avanzata dei paesi emergenti come India e Cina, anche se l'India ha innestato la quinta e va a passo da levriero da corsa (tipo quei cani che corrono trafelati dietro ad una lepre finta) con i suoi cinquecentomila ingegneri informatici sfornati ogni anno.
Il nostro paese arranca, ha il fiatone, barcolla sotto i colpi dell'inflazione, se lo si potesse descrivere in termini pugilistici, mi viene in mente una bella citazione di Beppe Viola ( http://it.wikipedia.org/wiki/Beppe_Viola ) fine umorista e giornalista sportivo al quale Gianni Brera dedicò il seguente "coccodrillo" alla notizia della sua morte: È morto Giuseppe – Pepinoeu – Viola. Aveva 43 anni. (…) Era nato per sentire gli angeli e invece doveva, oh porca vita, frequentare i bordelli. (…) Povero vecchio Pepinoeu! Batteva con impegno la carta in osteria e delirava per un cavallo modicamente impostato sulla corsa; tirava mezzo litro e improvvisava battute che sovente esprimevano il sale della vita. Aveva un humour naturale e beffardo: una innata onestà gli vietava smancerie in qualsiasi campo si trovasse a produrre parole e pensiero. Lavorò duro, forsennatamente per aver chiesto alla vita quello che ad altri sarebbe bastato per venirne schiantato in poco tempo. Lui le ha rubato quanti giorni ha potuto senza mai cedere al presago timore di perderla troppo presto. La sua romantica incontinenza era di una patetica follia. Ed io, che soprattutto per questo lo amavo, ora ne provo un rimorso che rende persino goffo il mio dolore... (Gianni Brera, La Repubblica, ottobre 1982).
Beppe Viola dicevo,raccontava questa storiella: Sul ring, durante la pausa fra un gong e l'altro,IL PUGILE: "Come sto andando? IL SECONDO: "se l'ammazzi fai pari".
Il paese, diciamolo è suonato peggio di un pugile suonato.
In Italia inoltre occorre tenere presente che nel nostro sistema le banche hanno il potere di trascinare alla rovina praticamente quasi tutte le aziende, sono tutte indebitate con le banche, e qualora queste dovessero decidere di esigere immediatamente il prestito, l’azienda inevitabilmente farebbe bancarotta. Oggi il successo di un’azienda si misura soprattutto dal suo accesso al credito bancario e dall’immagine mediatica che viene creata.
Internet è il nostro futuro, e sempre più persone con il passaparola navigano in rete.La Rete cresce ogni giorno.
Alcuni blog sono ordinariamente letti assai più di quotidiani cartacei. Un sito web conosciuto e frequentato da tutto il mondo è senz'altro wikipedia (http://www.wikipedia.org/ ) la più aggiornata enciclopedia in rete.
Dunque parafrasando Aristotelis Sokratis Onassis ( http://it.wikipedia.org/wiki/Aristotele_Onassis ) armatore e finanziere greco che diceva: "Il segreto degli affari è sapere qualcosa che nessun altro sa", ribadisco l'utilità di questo blog, perchè vuole essere uno strumento a disposizione dei consumatori, delle aziende, dei negozianti, perchè si basa su una filosofia di buon senso, e leggendo qualche post ci si rende conto che gli obiettivi da raggiungere sono di una trasparenza disarmante.
Pillola del giorno: Amore,
per me sei come un salvadanaio traboccante d'oro...
non vedo l'ora di darti una martellata!
Flavio Oreglio.